Giallo di sera a Ortona. I grandi ospiti: Diego De Silva. Attraverso Malinconico racconto quello che mi succede

Due weekend all’insegna del giallo noir, con con la partecipazione degli autori crime più noti del nostro Paese e di volti noti dell tv.
A questo aggiungete una suggestiva piazzetta che domina il mare: ecco a voi Giallo di sera a Ortona, giunto alla seconda edizione, visto il grande successo dell’ anno precedente.
La manifestazione di terrà a Ortona (CH) in due weekend di luglio, 17/18/19 e 24/25/26 sempre sotto la direzione artistica di Romano De Marco.
MilanoNera vi accompagnerà con un appuntamento giornaliero a conoscere gli ospiti che interverranno.
Oggi facciamo due chiacchiere con Diego De Silva, attualmente in libreria con I valori che contano, Einaudi,  che vede protagonista l’amato avvocato Malinconico.
Diego De Silva sarà sul palco di Giallo di Sera a Ortona venerdì 17 luglio alle ore 19.30
Ci vediamo là!

“I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)”: questo titolo dice a quei pochi che ancora non lo conoscono chi è Vincenzo Malinconico. Lì dentro c’è il suo modo di prendere la vita, il suo punto di vista sul mondo, sulle relazioni. Ma per De Silva chi è davvero Vincenzo Malinconico?
Una voce, un’intonazione; un modo attraverso il quale riesco a raccontare le cose che mi capitano (o che immagino) con un registro che mescola serietà e vanvera nella giusta misura. Almeno, è quello che spero.

L’impressione è che Malinconico sia arrivato nel mondo della narrativa per aprirci gli occhi anche sull’inconsistenza del politically correct. Per distruggere, dissacrare proprio quei “valori che contano”, almeno secondo l’opinione pubblica.. in questa nuova avventura però il nostro avvocato si trova ad affrontare la malattia, il dolore. Temi che, anche solo ad essere sfiorati, richiedono un equilibrio notevole, se non altro per evitare da una parte di risultare eccessivamente retorici o dall’altra troppo irrispettosi. Che esperienza è stata per De Silva?Importante, senz’altro. E tuttavia ho cercato sempre di non cedere (come anche nel romanzo) alla drammatizzazione. Credo si possa ridere in modo non stupido di quasi tutto quello che ci capita. Con Malinconico, questo esercizio mi viene naturale.

“Sul serio? Uno dovrebbe affrontare una simile trafila di sfighe e pensare anche di uscirne arricchito? Per quanto mi riguarda, se questo è il prezzo del senso della vita ne faccio tranquillamente a meno”.. queste parole oggi, lette anche all’indomani di quanto successo nei mesi scorsi, hanno uno spessore particolare. Quanto c’è di De Silva e quanto di Malinconico in questa considerazione? Le esperienze difficili, dolorose arricchiscano solo “a parole” ma poi nei fatti si resta così come si è?
Non ho mai creduto alla retorica del dolore che insegna. Certo, il dolore è un’esperienza di conoscenza, ma non per questo bisogna fare l’elogio del guaio passato. Si può imparare in tanti modi, senza prendere lezioni dal cancro.

 Un personaggio mi ha colpito in particolare. È Aurelio, il compagno di stanza in ospedale di Malinconico. “Emaciato e pallido ma con un senso dell’umorismo che non so come faccia a conservare nelle condizioni in cui si trova”: cosa vuole (o deve) dire Aurelio al lettore?
Che se hai in dotazione il senso dell’umorismo non lo perdi neanche in ospedale. Le persone pesanti, invece, esultano quando hanno un motivo per lamentarsi.

Sono pagine ricche di riflessioni queste. E non solo sulla malattia. Si parla tanto anche di relazioni, di instabilità, di genitori che non conoscono i figli e viceversa, incapaci di parlarsi tra loro. Sembra quasi che oggi, nonostante gli strumenti di comunicazione prolifichino, in realtà non sappiamo più comunicare…
Parlarsi (meglio: capirsi) non dipende dallo strumento di cui si dispone, ma dall’interesse che si prova per l’altro e dal desiderio di mettersi in gioco, anche pochissimo, per costruire una relazione. In un rapporto affettivo importante – quello con i figli, per esempio – l’elemento che più conta è la frequenza.

Ormai i fan di Malinconico non possono rinunciare alle sue colorite analisi su testi che hanno fatto la storia della canzone nazional-popolare. Gli dovesse andare male la carriera legale, potrebbe riciclarsi come critico musicale. Ma cos’è la musica per Malinconico? Un semplice passatempo? Una via di fuga dalla realtà? O un modo per dirci qualcosa in più su di lui che ancora non sappiamo? 
Una passione. Un modo di sentire, soprattutto. Penso che chi ama la musica la senta sempre, la percepisca in ogni forma in cui avverte lo scorrere del tempo.

Malinconico e il Coronavirus. Che direbbe di questi nostri tempi l’avvocato? Della sua Napoli in lockdown? E del successo social di De Luca (d’altronde anche in questa sua ultima avventura il nostro avvocato si trova ad aver a che fare in qualche modo anche con la politica..)?
Direbbe che la pandemia non ci ha affatto migliorati. E illudersi del contrario è un’altra delle retoriche che hanno fatto da sottotitolo allo sciagurato periodo che – almeno per ora – abbiamo alle spalle. Quanto al successo mediatico di De Luca, al di là della sua capacità di fare comunicazione politica con un perfetto timing teatrale, credo che la sua accresciuta notorietà sia anche espressione di un riscatto che il meridione ha vissuto in occasione della pandemia.

Cosa ci aspetta per il futuro? Si stancherà prima De Silva di Malinconico o Malinconico di De Silva?
Direi la seconda.

MilanoNera  ringrazia Diego De Silva e, nell’attesa dell’inizio di Giallo di Sera a Ortona, vi ricorda che  ogni giorno alle 16.00 uscirà un articolo riguardante gli ospiti del festival. A domani con…
Per saperlo ci  vediamo domani alle 16.00

Giulio Oliani

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