Le segnatrici esistono, sono vere. Intervista a Emanuela Valentini

Emanuela Valentini fa il suo esordio nel thriller con Le segnatrici, Piemme, da pochissimi giorni in libreria
Ciao Emanuela, ti va di raccontare qualcosa di te per chi ancora non ti conosce?
Su di me c’è poco da dire, sono piuttosto noiosa. Passo tutto il mio tempo a scrivere per me o per terzi come ghostwriter, o a leggere e correggere i testi dei miei clienti in veste di Book Coach. Ho una vita sociale pari a zero, appena posso mi siedo in terrazza o, se sono al mare, faccio una pedalata in pineta. Sono una persona molto solitaria. Sono vegetariana, femminista, sportiva, fotografa per passione. Invecchiando divento anche sempre più silenziosa.

Ho letto che ami la letteratura ottocentesca: le gothic novels e certi cupi ma vivi paesaggi del romanticismo hanno forse influenzato la tua scrittura?
Mi hanno influenzato le letture giovanili, sì. Su tutti le atmosfere create da Wilde, Dickens, Stevenson, Kardec, Baum, Aloysius Bertrand (amo, adoro l’aria che si respira nel Gaspard de la Nuit), ma sono stata influenzata anche dalle visioni di autori più contemporanei tipo Calvino, Hesse, Ende, Jodorowsky, Deledda… etc…

Ho trovato una frase dove ti definisci “autrice di strane storie”, cosa intendi?
Proprio quello. Per anni ho scritto Weird, che è un sottogenere della narrativa fantastica. Mi piace mescolare realtà storiche e fantasie surreali per creare contesti credibili ma, appunto, strani. Bizzarri. Aperti a diverse interpretazioni, insomma. Non saprei come spiegarlo meglio: dovresti leggere Cronache di un mercante di stelle o Il liocorno Jupiter e allora capiresti cosa intendo. Anche Red Psychedelia potrebbe rendere bene l’idea, ma quello vira più sulla fantascienza, anche se è a sua volta una storia parecchio strana.

Cosa ti ha spinto a scrivere un thriller?
La voglia di dare una svolta alla mia professione di autrice. Mi piace cambiare, provare nuove strade e usare la scrittura come laboratorio per fare viaggi nei generi e mescolarli anche un po’. Il thriller mi ha sempre affascinato perché per funzionare deve avere in sé una buona componente di stranezza, così mi sono messa a studiare e ci ho provato.

Per le segnatrici, quanto hai attinto al mondo delle fiabe e delle tradizioni popolari?
( penso anche all’inizio del libro, con la bimba sola nel bosco con una mantellina…gialla)
L’Italia è uno scrigno immenso pieno di tesori folkloristici di una bellezza estrema, di una potenza inaudita. Mi piace riscoprire, indagare, esplorare il territorio e raccontarlo attraverso le mie storie, dove chiaramente non manca la componente inventata, ma sempre sopra solide basi.
Le fiabe fanno parte del mio percorso personale in maniera così profonda che credo di ficcarle ormai dappertutto senza nemmeno accorgermene. Si tratta di cose antiche che vanno ricordate, raccontate e riraccontate. Non finiscono mai di insegnare e sorprendere, soprattutto da adulti.
Le Segnatrici è un tributo alla tradizione popolare dell’Emilia Romagna.

Cosa rappresenta il bosco e cosa vedi tu nel buio? Cosa ti spaventa?
Il bosco fa parte del mio vissuto, avendo io origini montanare sia da parte di madre che di padre e per me rappresenta il luogo magico per eccellenza. Il luogo dove tutto può accadere, dall’incontro con un unicorno allo scontro con qualcuno che ti vuole ammazzare perché quel giorno gli gira male.
Gli alberi frusciano, la luce è poca, gli animali nel bosco possono osservarti senza essere visti.
E non solo loro.
Cosa vedo io nel buio? Tutto il tempo che ho perso a fare cose che non amavo.
Cosa mi spaventa? Tutto.

Saper riconoscere il male è sempre un aiuto per scacciarlo?
Se conosci il tuo nemico hai delle armi quanto meno per affrontarlo. Con la giusta dose di coraggio e fortuna magari lo scacci pure. Certo senza la conoscenza hai poche speranze di farcela.
Nel caso specifico della scienza dico che assolutamente sì: riconoscere un male permette di curarlo o almeno di provarci in modo mirato. E così funziona anche per la medicina popolare: dare un nome al male lo rende riconoscibile e quindi affrontabile. La potenza del chiamare le cose con il loro nome. Ende ne La Storia Infinita ne fa una questione di vita o di morte.
È anche l’insegnamento alla base di tutti gli incantesimi. Mai rivelare il proprio nome alle fate…

“I sentieri della rondine, del riccio, del gigante..” esistono davvero questi luoghi ed esiste davvero il Borgo sull’appennino che descrivi?
I nomi dei passi in montagna e dei borghi citati nel romanzo sono tutti inventati, Borgo Cardo compreso.
Ma quei luoghi, coi loro veri nomi, esistono davvero.

Le segnatrici, tutto tutto inventato o esiste una leggenda simile?
Quella della segnatura non è affatto una leggenda, ma una antichissima tradizione che da prima del medioevo resiste ancora oggi in varie regioni italiane, anche se con nomi e formule diversi a seconda del luogo dove si è sviluppata. Le segnatrici dell’Emilia Romagna sono donne (esistono anche uomini segnatori, anche se in numero minore) che a un certo punto della loro vita hanno ricevuto l’insegnamento delle parole e dei segni da altre donne più anziane la notte di Natale o in altri momenti particolari dell’anno e utilizzano questa conoscenza per curare/scacciare alcuni mali specifici.
Esistono. Sono vere. Se ne conosco qualcuna? Certo.

Dici” alcuni luoghi più di altri condizionano l’immaginazione”. Qual è il tuo luogo?
Il bosco è il mio luogo per eccellenza, ma in generale tutta la natura mi ricongiunge con la sfera dell’immaginazione. Anche se certe metropoli caotiche e troppo illuminate mi fanno lo stesso effetto, solo più psichedelico.

Pare che Londra sia uno dei tuoi luoghi preferiti. Sei più influenzata dalla narrativa italiana o da quella anglosassone?
Londra la amo. Ma sono influenzata dalla bella narrativa, che non ha luoghi, sesso o età.

Scrittori di riferimento?
Tutti quelli che scrivono cose meravigliose e sono tanti, di tutte le epoche e di tutti i generi possibili. No, non proprio tutti i generi, ma quasi. Ne ho detti parecchi qualche domanda fa, quando si parlava degli scrittori e delle atmosfere che hanno influenzato il mio rapporto con la scrittura. Buzzati l’ho detto? Ecco, lui tanto.

Sara è un medico: la razionalità estrema e il rigore della scienza si trovano davanti a un mondo dove ancora sopravvivono la superstizione e le leggende. Tu come ti poni? Dai una possibilità all’ignoto?
Premesso che non si tratta di leggende, ma di tradizioni popolari, posso dire che da ex impiegata ospedaliera e appassionata di folklore, sciamanesimo e paganesimo, io mi pongo certamente dalla parte della scienza, ma con un occhio vigile su tutto ciò che riguarda la cura della sfera invisibile e una particolare attenzione ai rituali arcaici, pieni di una sapienza troppo strettamente legata agli elementi naturali per essere ignorata o derisa.
Siamo creature complesse, non solo corpi, non solo materia. Ci sono anche altre sfere di noi che possono ammalarsi e fare soffrire l’insieme. E possono per fortuna essere curate.
Penso che le due cose (medicina e medicina popolare) non entrino in contrasto se sapute usare bene. Sono complementari.

Speri che i lettori ne “ Le segnatrici” possano trovare…
Una storia che resti a lungo a galleggiare nei loro cuori.

Giallo di Sera a Ortona sarà uno dei primissimi eventi dopo il lockdown. Come hai vissuto i mesi di chiusura e cosa ti aspetti dall’incontro col pubblico?
Ho vissuto il lockdown come la maggior parte delle persone, con ansia, dolore, frustrazione, senso di impotenza e paura. Sono stati mesi difficili e ancora adesso non mi sento perfettamente a mio agio nella situazione attuale. Sono però molto felice che si stia lentamente tornando alla normalità e che almeno all’aperto sia consentito riunirsi per parlare di libri. Sono solitaria, ma la gente mi è mancata. Mi è mancata la condivisione fisica delle emozioni. Penso che a Ortona sarà bellissimo, una specie di alba della narrativa dopo mesi di buio.

Chiudiamo con un sorriso: la cosa più buffa che ti è stata chiesta o che è capitata durante una presentazione?
Quella che oggi è diventata mia amica, Maria Teresa, a ogni presentazione di un mio romanzo rompeva qualcosa che aveva addosso ed erano sempre cose capaci di mettere a soqquadro un’intera sala tipo collane con milioni di perle o altro. Come se inconsciamente tentasse di distogliere l’attenzione del pubblico da me che blateravo (forse si annoiava?).
Che so: la volta più eclatante è stata quando è riuscita a spaccare un bracciale pieno di liquidi colorati e ha inondato il pavimento di rosa, arancio e verde fluorescente.
Non ti dico che casino.

MilanoNera ringrazia Emanuela Valentini per la disponibilità.
Qui la nostra recensione a Le segnatrcrici,
Vi ricordiamo che Emanuela sarà ospite a Giallo di sera a Ortona dove presenterà Le segnatrici,sabato 25 luglio alle ore 19.30

Cristina Aicardi

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