Animali nel buio



Camilla Grebe
Animali nel buio
Einaudi
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Quando un genere diventa super-inflazionato, come nel caso del thriller nordico, il rischio è che dopo un po’ i suoi autori finiscano col diventare l’uno la copia dell’altro. Fortunatamente questo non è il caso di Camilla Grebe, già autrice del best-seller La sconosciuta, che con il suo secondo romanzo, Animali nel buio, ci regala una crime-story allo stesso tempo dura e delicata (bivalenza che si nota anche nel modo in cui sono strutturati i capitoli, in cui si alternano come protagonisti Malin, la coriacea poliziotta che conduce le indagini, e Jake, il sensibile ragazzino che si improvvisa detective), capace di spaventare (confesso di aver sentito qualche brivido salirmi lungo la schiena intorno a pagina 350) ma anche di far riflettere su un argomento non facile come il rapporto con il “diverso”: la diffidenza verso immigrati e stranieri da parte degli abitanti di Ormberg, il paesino svedese in cui avvengono gli omicidi, e il modo di vivere la propria sessualità da parte del piccolo Jake sono due elementi fondamentali nell’economia della storia partorita dalla mente della Grebe. Certo, alcune dinamiche sono un po’ scontate e prevedibili (che Malin avrà una crisi con il suo promesso sposo e che finirà a letto con il collega antipatico lo si capisce subito), ma si tratta di difetti che possono essere tranquillamente perdonati alla Grebe, che con Animali nel buio ha realizzato un thriller capace di tenere il lettore attaccato dalla prima all’ultima pagina.

Pierpaolo Labadia

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