Il secondo cavaliere – Alex Beer



Alex Beer
Il secondo cavaliere
Edizioni E/O
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Amici e nemici si scambiano i ruoli ne Il secondo cavaliere di Alex Beer (pp. 322, edizioni e/o). Il romanzo della scrittrice austriaca è amaro ma vi lascia una speranza.
Ci si ritrova proiettati in una Vienna post Prima guerra mondiale con fame, mancanza di occupazione ed epidemie che stanno falcidiando la parte più povera della popolazione. A condurci nei distretti di Vienna l’ispettore August Emmerich e il suo assistente Fedrinand Winter.
Due persone apparentemente così diverse non potrebbero esistere. Il primo è un uomo dal passato difficile e dalla vita tutt’altro che perfetta. Cresciuto in orfanotrofio, ha sempre dovuto affrontare mille peripezie per riuscire ad arrivare a fine giornata e lo ritroviamo anche con una situazione amorosa che si complicherà alquanto. Frequenta le peggiori bettole di Vienna con una certa disinvoltura e prova una certa empatia per i disgraziati della sua città. Le regole per lui sono più che altro un impedimento e possono essere bypassate per un bene superiore.
Winter al contrario è cresciuto in una famiglia borghese, quando si ritrova a contatto con l’altra metà del cielo è piuttosto a disagio e ha una vera e propria fobia per i germi. La nonna di Ferdinand è colei che la Beer utilizza per descrivere la Vienna pre 1919, quella che non ci sarà più: fedele al Kaiser, conservatrice e classista. Ligio ai regolamenti e piuttosto timoroso, dovrà presto mettere da parte queste sue caratteristiche per star dietro al suo superiore.
Ad unire questi due antipodi è la speranza, che ciascuno esprime a modo suo, e un profondo senso di giustizia. Sono due buoni, come quelli che ormai è difficile trovare.
Il caso che dovrebbero seguire per ordine dei superiori riguarda il borsaneristi che stanno speculando sulla mancanza di cibo e beni di prima necessità. Ad attrarre però Emmerich saranno alcune morti bollate in modo molto sbrigativo come suicidi o incidenti. L’istinto però gli dice che in tutta questa storia qualcosa non gli torna. Nonostante lui non faccia parte della squadra omicidi inizia un’indagine non ufficiale e ci trascina anche il povero Winter. E sarà così che i due si ritroveranno in un ginepraio da cui sembreranno non poter uscire.
Le ricerche per poter ricostruire le ambientazioni di una Vienna stremata da una guerra persa e da una ricostruzione post dissoluzione dell’impero austro ungarico sono state molto meticolose. E si vede. A conclusione del libro nella post-fazione ci sono tre brevi pagine che ricontestualizzano una serie di luoghi e di fatti storici che sono stati inseriti dall’autrice nel romanzo. È molto interessante e rende idea di quali siano stati gli studi necessari per raggiungere un ottimo grado di veridicità nelle descrizioni di contesto, ma anche nel racconto della miseria e della disperazione del popolo in quegli anni.
Ci saranno dei colpi di scena interessanti e un finale decisamente a sorpresa. Sapere poi che alcuni dei personaggi del romanzo sono ispirati ad episodi e persone realmente esistite incuriosisce il lettore e rende ancora più avvincente la ricostruzione fantasiosa di questo caso.

Eleonora Aragona

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