La spia inglese



Daniel Silva
La spia inglese
HarperCollins Italia
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« Show, don’t tell », come recita la regola aurea dello sceneggiatore moderno. In un mondo dell’intrattenimento letteralmente dominato dal trionfo del linguaggio visivo e seriale,”La spia inglese“,  quindicesimo episodio della saga di Gabriel Allon, la spia israeliana nata dalla penna di Daniel Silva, sembra far proprio lo spirito del tempo, arricchendo una spy story di respiro internazionale con un congegno narrativo votato al continuo colpo di scena ed in grado di incollare il lettore alle oltre quattrocento pagine del romanzo.
Alle prese con una serie iniziata alla vigilia del fatidico 11 settembre, lo scrittore americano evita così il rischio d’invecchiamento del personaggio innovando gli stilemi del genere all’interno di una cornice aggiornata alle ultime questioni della geopolitica mondiale. In un gioco di rimandi agli episodi precedenti, che illuminano anche un eventuale primo approccio alla saga, il futuro capo dell’”Agenzia” israeliana si trova ben presto lontano dalla dolce gravidanza della moglie, in nome di una guerra al terrore pronta a rivelarsi più personale del previsto. A fianco di Christopher Keller, ex soldato dei corpi speciali inglesi, ora sicario professionista e pronto a saldare vecchi conti, Allon è chiamato dal famigerato servizio segreto britannico MI16 per scandagliare i bassifondi dello spionaggio mondiale. Obiettivo della ricerca: un uomo le cui bombe sembrano prima aver segnato i momenti più drammatici del conflitto nord-irlandese e poi insanguinato lo yacht e le vacanze della famosissima principessa d’Inghilterra. Inizia così un’indagine riservata destinata ad intrecciarsi alle ambizioni rischiose e contrastanti dei diversi attori della politica internazionale. Il programma atomico iraniano, le continue tensioni in Medio Oriente ed una Russia convinta che la guerra fredda non sia mai finita, sono così solo alcune delle tessere di un mosaico d’inganni nel quale il mercenario di morte cerca di sfuggire alla cattura, costringendo Allon e Keller ad immergersi nel sottobosco internazionale di spie ed informatori al soldo del miglior offerente.
Costantemente sospeso tra eventi storici, passato personale e cinema d’azione, il rapporto tra Allon e l’inglese, lungi dall’esaurirsi nel più stereotipato cameratismo tra duri, rivela progressivamente la propria consistenza narrativa, divenendo la costante di una trama complessa e credibile, che riesce ad impressionare e convincere per il realismo dei suoi continui colpi di scena.
Dimentichi delle esagerazioni finzionali spesso associate alla letteratura di spionaggio, possiamo quindi seguire l’evolversi della vicenda umana e della macchinazione terroristica senza che il continuo ricorso a strumenti altamente tecnologici ed a battute fulminanti offuschi la profondità emotiva e palpabile dei personaggi e delle loro storie. Per i due protagonisti, la caccia internazionale ad Eamon Quinn, villain pericoloso quanto sfuggente, si trasforma quindi in un viaggio doloroso e necessario nelle proprie vite precedenti. Un viaggio che, con l’aiuto e le interferenze di un cast ricco di comprimari originali, si conclude solo nelle ultime pagine, con i battiti finali di un ritmo mantenutosi altissimo per tutta la durata della lettura.
Tra i vicoli di una Belfast irrequieta, gli scandali ed i palazzi dell’intelligence londinese e le strade di un’Europa globalizzata e doppiogiochista, Silva confeziona l’ultimo capitolo della sua serie più fortunata, rinverdendo gli elementi classici del genere, senza rinunciare al gusto cinematografico per la parola che si fa immediatamente azione. Sparatorie, rapimenti, attentati ed esecuzioni architettano dunque un dispositivo narrativo incalzante nel quale la voce autoriale si eclissa e lo spessore umano dei personaggi emerge con la forza delle loro azioni e reazioni, secondo la tecnica che ha fatto la fortuna delle più recenti forme di narrazione e che fa de “La spia inglese” un’opera di puro intrattenimento, nel senso più moderno ed originale del termine.

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